#GreenMediaMonday: Deserto di Atacama cimitero del fast fashion

Nel deserto di Atacama stanno sorgendo diverse colline colorate formate dai vestiti che il mondo non indossa più. Il fast fashion ha creato nella zona più arida del mondo una vera e propria discarica a cielo aperto, ribadendo ancora una volta come la moda usa e getta sia solo apparentemente low-cost e contribuisca pesantemente all’inquinamento del nostro pianeta.

Da dove arrivano i rifiuti tessili

Secondo un’inchiesta dell’Agence France-Presse, quegli enormi cumuli sono costituiti da vestiti realizzati in Cina e Bangladesh, esposti poi nei negozi negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Quando gli indumenti delle passate stagioni o di seconda mano non vengono acquistati, arrivano al porto cileno di Iquique dove vengono smistati per essere rivenduti in altri paesi del continente.

Il Cile è il principale consumatore di abbigliamento in America Latina e anche il principale importatore della regione di indumenti di seconda mano provenienti da Asia, Europa, Stati Uniti e Canada. Ma non tutto quello che importa ed entra nella zona franca del porto di Iquique si vende localmente. Almeno 39.000 tonnellate finiscono come rifiuti “nascosti” nel deserto nell’area dell’Alto Hospicio del nord del Paese.

Smaltimento illegale

Gli importatori, che operano sotto il regime di zona franca, utilizzerebbero il deserto per smaltire gli indumenti usati non commercializzati, abbandonandoli lì. I mucchi che si vedono nelle foto però sono solo una parte, molti hanno già preso fuoco “accidentalmente”, altri invece vengono seppelliti sottoterra. Tutto questo con il tacito consenso delle autorità.

Alcune soluzioni di economia circolare e sensibilizzazione

Tuttavia, ci sono iniziative in tutto il mondo che stanno cercando di spingere i grandi marchi del fast fashion a rivalutare i loro processi. Proprio in Cile, l’azienda Ecofibra promuove l’economia circolare trasformando i rifiuti tessili che inquinano il deserto di Atacama in pannelli ecologici per l’isolamento termico e acustico. L’organizzazione senza scopo di lucro cilena Desierto Vestido si batte invece per combattere la piaga dei rifiuti tessili, sensibilizzando la comunità riguardo l’impatto ambientale di questi residui con l’obiettivo di costruire e promuovere la partecipazione collettiva in tutta la regione.

Indossiamo il problema

Quello che accade ad Atacama è anche una nostra responsabilità. Per molti anni abbiamo consumato abbigliamento senza pensare ai rifiuti tessili, molti dei quali impiegano circa 200 anni per decomporsi, contribuendo a una delle industrie più inquinanti al mondo. Il consumo eccessivo e fugace di abbigliamento aumenta il volume delle discariche come quella clandestina che ora si posa nella sabbia del deserto di Atacama.

A differenza di quello che le grandi catene del fast fashion ci voglio fare credere, i nostri vestiti non hanno scadenza. Chi ha realizzato i pantaloni che indosso? In quali condizioni lavorative? Ho bisogno veramente di compralo? Qual è il suo impatto ambientale? Sono domande che per fortuna emergono con sempre più forza. D’altronde non si può lottare per l’ambiente continuando a comprare vestiti di cui non abbiamo bisogno.

Fonte: Green Me