#GreenMediaMonday: Ecosistema urbano 2020, è un’Italia con luci e ombre

Il report di Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole 24 ore

Un’Italia a due velocità. La prima più dinamica e attenta alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili, alla progressiva restituzione di vie e piazze ai cittadini. La seconda, più statica con un andamento troppo “lento” nelle performance ambientali delle metropoli.

Tra le grandi città si conferma la crescita di Milano (29esima) sempre più attenta alla vivibilità urbana. A completare il quadro di ecosistema urbano, le 17 best practices. Tra queste c’è Cosenza che ha realizzato la ciclopolitana, una rete ciclabile lunga più di 30 km che sarà ultimata entro fine 2020. Prato che vanta un complesso residenziale, un mix di alta efficienza energetica con bassi costi di costruzione, pensato per il fabbisogno di famiglie in difficoltà economiche. Benevento punta a realizzare una rete di piste ciclabili integrate con i mezzi dil trasporto per migliorare la mobilità e sviluppare il turismo.

I dati sono stati presentati nel corso di un webinar

Ha visto la partecipazione tra gli altri di Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, Mirko Laurenti, responsabile rapporto Ecosistema urbano, Lorenzo Bono, Ambiente Italia. Tra gli altri interventi quello della ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli, della vicepresidente Anci e sindaco di Torino Chiara Appendino, del sindaco di Brescia Emilio del Bono. Il direttore generale dell’Ispra Alessandro Bratti e il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani che si sono confrontati sul futuro delle città e sulle sfide urbane legate all’emergenza coronavirus, consapevoli che i centri urbani devono essere il fulcro della ripartenza post covid.

Spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente:

“L’Europa ha destinato al nostro paese 209 miliardi di euro. È qui che si  gioca una partita fondamentale per fronteggiare le tre crisi attuali: l’emergenza sanitaria, economica e climatica. I dati relativi al 2019 e quindi ad una situazione pre-pandemia, ne sono la testimonianza più evidente.  L’Italia non può mancare questa occasione irripetibile per rendere le nostre città più moderne, sostenibili e sicure. Le soluzioni da adottare le ritroviamo a macchia di leopardo in diversi capoluoghi di provincia. Noi col rapporto ecosistema urbano le raccontiamo annualmente per rendere merito agli amministratori più smart e coraggiosi e farle copiare da quelli meno innovativi e temerari, perchè le buone idee non hanno copyright”.

Aggiunge Mirko Laurenti, responsabile ecosistema urbano.

“Vogliamo dare un contributo alla riflessione globale sul futuro delle città, partendo da chi è riuscito negli anni a realizzare significative azioni e cambiamenti green. Nel nostro paese la sfida, deve essere quella di pianificare gli interventi dandogli continuità. Copiare dalle altre città europee. Far sì che il governo istituisca finalmente una cabina di regia per le città e sostenga e spinga i sindaci affinchè imbocchino la strada della sostenibilità, dando gambe a quei progetti che rappresentano l’unica via per stare al passo con l’Europa e il resto del mondo. Guardando con fiducia a un futuro più sostenibile, condiviso, salubre. I cittadini delle nostre città, in gran parte, lo chiedono con forza”.


Le città più attente alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili, alla progressiva restituzione di vie e piazze ai cittadini, alla crescita degli spazi naturali

Trento, prima in classifica, migliora i valori medi complessivi sia per quel che concerne il biossido di azoto (NO2) che per le pm10. Cresce la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato: Trento sfiora l’83% nel 2019 e si conferma tra le città migliori in questo parametro. A completare il quadro c’è il decrescere dei rifiuti prodotti che calano. Crescono i passeggeri trasportati dal servizio di trasporto pubblico locale, ma cala lo spazio destinato alle infrastrutture dedicate alla ciclabilità. Si registra un costante miglioramento del capoluogo trentino nell’indice dedicato al consumo di suolo che si ferma a 8,20/10 e lascia trento appena fuori dalla top ten.Mantova, capoluogo lombardo, mantiene buone performances. Scendono i consumi idrici, peggiorano le perdite della rete, che però rimangono appena al di sopra del 15%. Sale la produzione totale di rifiuti, ma continua a crescere la raccolta differenziata dove mantova è la terza assoluta.

Pordenone, terza in classifica, deve il raggiungimento del podio a un miglioramento generale visibile già negli indici legati all’inquinamento atmosferico. Si registrano quasi ovunque lievi miglioramenti. Bene la raccolta differenziata dei rifiuti, Pordenone è la seconda assoluta. Nel consumo di suolo il capoluogo friulano quasi raddoppia il suo indice rispetto all’anno passato. Unica nota negativa, il lieve calo dei passeggeri  trasportati dal servizio di tpl o alla produzione di rifiuti dove si passa dai 514 chili pro capite dell’anno dello scorso anno ai 521.Anche Bolzano, quarta, e Reggio Emilia, quinta, confermano buone performance ambientali. La prima mantiene una buona qualità dell’aria, ma peggiorando lievemente nei limiti per l’ozono. Sale di poco la percentuale di acque disperse dalla rete, ma scendono i consumi idrici. Cresce il monte rifiuti prodotti, ma aumenta la raccolta differenziata. Migliora di poco anche nell’indice del consumo di suolo.

Le grandi città

Non può mancare uno sguardo alle grandi città. Nella classifica generale di ecosistema urbano in ripresa Torino 80 esima in graduatoria e Bari 84esima. Lieve calo invece per Bologna 16esima e Venezia 27esima. In generale i grandi centri faticano a dare risposte alle criticità che le attanagliano. A confermarlo i numeri sempre più elevati delle concentrazioni di biossido di azoto o dei giorni di superamento dei limiti dell’ozono.

L’imbarazzante 19,2% della raccolta differenziata a Palermo o il 36,2% fatto registrare da Napoli. Oppure il 3,60 su 10 che Venezia raggiunge nell’indice dedicato al suolo consumato. Il fatto che a Bari quasi il 50% dell’acqua potabile immessa in rete va sprecata. Fa eccezione Milano, sempre più attenta negli ultimi anni alla mobilità sostenibile, alla rigenerazione urbana e all’uso efficiente di suolo. In particolare  ha invertito la proporzione tra crescita del consumo di suolo e variazione abitanti residenti. È l’unica grande città ad avere una rete idrica che perde molto meno del 25% dell’acqua immessa in rete.

In fondo alla graduatoria

In fondo alla classifica generale si trovano PescaraPalermo e Vibo Valentia. Il capoluogo abruzzese non risponde da due anni alle domande di Legambiente. Anche Vibo Valentia, ultima in classifica, colleziona una enorme quantità di dati “non disponibili”. L’unica nota positiva, il dato sulla raccolta differenziata ed il contestuale calo del monte rifiuti prodotto. Palermo, penultima in graduatoria, oltre alla raccolta differenziata, registra un calo dei passeggeri trasportati dal trasporto pubblico. Inoltre scende la superficie dedicata alle infrastrutture per la ciclabilità, facendo del capoluogo siculo uno dei peggiori del paese. La città sicula arretra anche nell’indice dedicato al suolo consumato dove si ferma solo a 7,60 su 10.