#GreenMediaMonday: in viaggio verso l’Antartide

La  “Laura Bassi”  è l’unica nave italiana per la ricerca oceanografica capace di solcare i mari polari. E’ salpata dalla Nuova Zelanda, per una campagna antartica organizzata dall’Enea e volta all’osservazione dei cambiamenti climatici

A rompere i ghiacci antartici a Capodanno sarà “Laura Bassi”, l’unica nave italiana per la ricerca oceanografica. Di proprietà dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), ha aperto la via alle missioni scientifiche nelle aree del pianeta protagoniste di grandi avventure ed epopee.

Orgogliosa di sventolare la bandiera tricolore, la rompighiaccio è salpata il 23 dicembre dalla Nuova Zelanda.

Notti stellate e giorni luminosi accompagneranno il suo viaggio verso il mare di ghiaccio. Nel corso della sua missione consentirà di ancorare dei sensori in fondo al mare di Ross. Questo per rilevare informazioni su come si stanno comportando le masse d’acqua e gli oceani intorno all’Antartide. La nave raggiungerà la base Zucchelli per scaricare carburanti e viveri che serviranno il prossimo anno. Infine riporterà il personale della base in nuova Zelanda.

Secondo il Polar Code la nave è stata promossa con un’eccellente pagella.

“Siamo fieri di essere in categoria A, classe PC5”

dichiara Franco Coren, direttore del Centro infrastrutture navali di Ogs e responsabile gestionale della “Laura Bassi”,

“con questa classe la nave può operare per tutto l’anno in acque infestate da ghiaccio annuale con inclusioni di ghiaccio pluriennale. La certificazione Polar Code è stata rilasciata, per la prima volta in Italia, dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto di Roma, in capo al contrammiraglio Luigi Giardino”

spiega Coren.

“Sulla base della documentazione presentata, con il supporto della società Diamar Argo, in accordo con l’ente di classifica Rina, il Comando ci ha rilasciato le istruzioni relative a quello che dovevamo cambiare sulla nave, alle procedure da adottare, agli addestramenti del personale, per rendere la nave ancora più sicura alla navigazione fra i ghiacci e più rispettosa dell’ambiente.”

A bordo della nave è stato istallato un impianto a raggi ultravioletti che depura le acque di zavorra, cioè quelle che vengono caricate a bordo per mantenere la stabilità della nave.

“Il problema nasce quando, per esempio, carichiamo acqua dal Mar Rosso e la scarichiamo in Antartide. Con questo impianto evitiamo un’invasione aliena di microrganismi”

continua Coren.

Riuscire a ottenere una classe ghiacci così elevata, come la PC5, dimostra che la scelta della nave, in coordinamento con Enea ed Cnr, è stata ottima. Finita la missione antartica, la rompighiaccio punterà verso il luogo dove si trova “la prodigiosa forza in grado di attrarre l’ago della bussola”, come scrisse Mary Shelley nel romanzo “Frankeinstein”. La meta della prossima estate sarà il Polo Nord.