#GreenMediaMonday: La qualità dell’aria e i valori minimi di inquinamento

Anche livelli di inquinamento dell’aria al di sotto dei limiti indicati dall’UE, dall’americana EPA e dall’OMS, aumenterebbero nel lungo termine il rischio di morire o di sviluppare una serie di malattie respiratorie e cardiovascolari.

Sono i risultati di uno studio pubblicato questa settimana dal progetto europeo ELAPSE, (e parzialmente anticipati il 2 settembre in un articolo sul British Medical Journal), che si è concentrato sull’associazione tra inquinamento dell’aria e incidenza della mortalità e di una serie di patologie analizzando i dati relativi a 28 milioni di cittadini residenti in sette paesi europei (Belgio, Danimarca, Inghilterra, Italia, Norvegia, Olanda, Svizzera) per circa 20 anni, dal 1990 al 2010.

Sotto la lente soprattuto biossido d’azoto e black carbon, emessi in gran parte dal traffico veicolare

Il rischio associato a concentrazioni di biossido di azoto tra 10 e 40 microgrammi al metro cubo (il limite indicato dall’OMS), non era mai stato studiato. Oltre al PM 2.5, lo studio ha poi considerato il cosiddetto black carbon, una componente del PM 2.5 emessa dai motori diesel e dalla combustione di biomasse, e l’ozono.

«I risultati relativi al biossido di azoto e al black carbon sono molto importanti per le politiche sanitarie», commenta Francesco Forastiere, epidemiologo dell’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione Biomedica presso il CNR e uno degli autori dello studio. «Diversamente dal PM 2.5, questi due inquinanti sono prodotti principalmente dal traffico veicolare e dai motori diesel in particolare, dunque intervenendo sul settore dei trasporti se ne può limitare fortemente la concentrazione».

Le conclusioni di questo studio arrivano a meno di una settimana dall’annuncio delle nuove linee guida  sulla qualità dell’aria da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Si tratta del primo aggiornamento dopo 15 anni. Nel 2005, infatti, l’OMS aveva fissato a 10 microgrammi per metro cubo la soglia di sicurezza per il PM 2.5 e a 40 microgrammi per metro cubo quella per il biossido di azoto. L’Unione Europea impone un limite molto più alto per il PM 2.5, cioè 25 microgrammi al metro cubo, mentre l’EPA è allineata con l’OMS, con uno standard di 12 microgrammi al metro cubo.

Il nuovo studio ha stimato che anche a concentrazioni di PM 2.5 inferiori a 25 microgrammi al metro cubo, un aumento della concentrazione di 5 microgrammi al metro cubo comporta un aumento del rischio di morte del 13% (con intervallo di confidenza tra 10% e 16%). Considerando concentrazioni di 12 microgrammi al metro cubo, l’aumento del rischio di morte crescerebbe del 30% (anche se con incertezza maggiore, tra 14% e 47%).

Lo stesso vale per il biossido di azoto: a concentrazioni inferiori ai 40 microgrammi al metro cubo, un aumento della concentrazione di 10 microgrammi al metro cubo comporta un aumento del rischio di morte del 10% (incertezza tra 8% e 12%). A concentrazioni inferiori a 30 microgrammi al metro cubo, un aumento di 10 microgrammi al metro cubo comporta un aumento del 12% del rischio di morte (incertezza tra 7% e 16%).

I ircercatori hanno infine considerato l’incidenza di alcune specifiche patologie: sindrome coronarica acuta, ictus, tumore al polmone, asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Per tutti gli inquinanti tranne l’ozono, si osserva che l’aumento della concentrazione a cui i partecipanti allo studio sono stati esposti corrisponde a un aumento significativo nell’incidenza di queste cinque malattie.

Il campione italiano (Roma) è tra quelli con livelli di esposizione più alta agli inquinanti.

I cittadini europei coinvolti nello studio sono stati esposti in media a una concentrazione di 15 microgrammi a metro cubo di PM 2.5. e poco meno di 25 microgrammi al metro cubo di biossido di azoto. Nel campione italiano, che comprende circa 1 250 000 residenti nella città di Roma, la concentrazione media è stata tra 16 e 17 microgrammi al metro cubo di PM 2.5 e circa 33 microgrammi al metro cubo di biossido di azoto.

Ricostruita la mappa della concentrazione dei diversi inquinanti con un grado di risoluzione estremamente elevato.

A partire da AirBase, il database sulla qualità dall’aria mantenuto dalla European Environmental Agency, i ricercatori di ELAPSE hanno elaborato un modello che stima la concentrazione dei diversi inquinanti su celle di 100 metri per 100 metri sfruttando le informazioni raccolte da satellite riguardo l’utilizzo del suolo e il traffico stradale.

Fonte: Scienza in rete