#GreenMediaMonday: L’Amazzonia emette più CO2 di quanta ne assorbe

L’Amazzonia emette più CO2 di quanta ne assorbe

L’allarme era stato lanciato già un anno fa da un gruppo di scienziati e ricercatori: «le grandi foreste non respirano più. E presto emetteranno troppa CO2». Previsione centrata appieno se si leggono gli ultimi report dall’Amazzonia. Nel rapporto naturale tra produzione diurna di ossigeno e notturna di diossido di carbonio, il più grande polmone verde del Pianeta ha invertito quest’anno la tendenza. Ora — per la prima volta nella storia dell’Antropocene — produce più CO2 di quanta riesca ad assorbirne. Lo confermano i dati pubblicati sulla rivista Nature, amplificati ieri dal quotidiano britannico The Guardian, che a sua volta riprede i primi report diffusi lo scorso novembre da Bloomberg. Sono quasi tre anni che i giganteschi incendi (per lo più dolosi e legati alla deforestazione) stanno facendo impennare le emissioni di anidride carbonica nella foresta amazzonica. Più 10% nel 2019; più 20% nel primo semestre 2020. E adesso si è raggiunto il miliardo di tonnellate l’anno di diossido di carbonio rilasciato nell’atmosfera.

Lo studio di Nature

La ricerca pubblicata da Nature si basa su ben 600 «profili verticali di CO2 e monossido di carbonio» prodotti dagli incendi, in quattro siti nell’Amazzonia brasiliana dal 2010 al 2018. E aggiornati con le rilevazioni degli ultimi tre anni. Se gli incendi hanno prodotto circa 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno, la crescita delle foreste che ne ha riassorbiti meno di un terzo: circa 0,5 miliardi di tonnellate.

Il miliardo di tonnellate rimasto nell’atmosfera equivale alle emissioni di un intero anno del Giappone, il quinto più grande inquinatore del mondo. «Volare ogni due settimane e tenere aggiornate misurazioni di laboratorio coerenti per 9 anni è stata un’impresa straordinaria — commenta il professor Simon Lewis, dell’University College di Londra —, lo studio è davvero impressionante. I risultati sono esattamente in linea con quanto gli scienziati temevano: gli impatti climatici delle attività antropiche stanno accelerando».

I roghi producono il triplo di quanto si assorbe

«La prima pessima notizia — nota Luciana Gatti, dell’Istituto nazionale per la ricerca spaziale in Brasile, che ha guidato il team della ricerca — è che bruciando le foreste producono circa tre volte più CO2 di quanta ne assorbano. La seconda cattiva notizia è che le aree in cui la deforestazione è pari o superiore al 30% mostrano emissioni di carbonio 10 volte superiori rispetto a quelle in cui la deforestazione è inferiore al 20%». La grande foresta tropicale aveva sempre contribuito, finora, a ripulire l’aria del Pianeta, almeno fin da quando ne erano iniziate le registrazioni scientifiche, nel 1960. «Perdere la capacità dell’Amazzonia di alleviare o combattere i danni che l’uomo fa all’atmosfera significa essere costretti ad accelerare le politiche per la riduzione dell’effetto serra», avvertono gli scienziati. Gli step che ogni Paese atteso alla Cop26 di Glasgow questo autunno vorrebbe adottare per raggiungere l’obiettivo zero emissioni entro il 2050 potrebbero non essere più sufficienti.

Satelliti e piccoli aerei fino a quota 4.500 m

I dati raccolti sorvolando il Rio delle Amazzoni con piccoli aerei fino a quota 4.500 metri e con l’uso massiccio dei satelliti sono un terribile monito: le ricerche segnalano livelli record di CO2 confermati anche dalle misurazioni a terra nella vasta regione del Sud America. E la cosa peggiore è che «ormai la foresta emette troppo carbonio anche senza gli incendi dolosi», sottolineano gli esperti perché la riduzione di alberi rende questi polmoni verdi più suscettibili al rischio di roghi incontrollati. Se fino a ieri la maggior parte delle emissioni carboniche erano causate dai grandi roghi ora bastano le temperature più elevate e la siccità a trasformare l’Amazzonia sud-orientale che è diventata in fonte di CO2, anziché serbatoio assorbente.

Un accordo globale per salvare il polmone verde

Dopo 12 anni di sfruttamento indiscriminato, con il governo Bolsonaro che negli ultimi due lustri ha incoraggiato la deforestazione, la comunità internazionale inizia ad interrogarsi sulle contromisure diplomatiche e commerciali. La maggior parte del legname, della carne bovina e della soia prodotti nella regione amazzonica viene esportata dal Brasile. Alcune nazioni europee ipotizzano il blocco di un accordo commerciale dell’Ue con San Paolo, a meno che Bolsonaro non accetti di fare di più per contrastare la distruzione dell’ormai asfittico «polmone verde» del mondo. «Immaginate se potessimo vietare gli incendi nella foresta. Tornerebbe ad essere un convertitore naturale di anidride carbonica in ossigeno. Invece stiamo facendo il contrario: stiamo accelerando il cambiamento climatico. Abbiamo bisogno — raccomanda Luciana Gatti — di un accordo globale per salvare l’Amazzonia».

Fonte: Corriere della Sera