#GreenMediaMonday: Nel Mar Rosso i coralli resistono

Un rifugio per gli ultimi coralli

Più acidi, caldi, stressati, gli oceani di oggi non sembrano una casa sicura per il futuro dei coralli. Eppure, nonostante le pessime previsioni per il futuro, c’è un luogo al mondo che potrebbe diventare un rifugio per gli “ultimi” coralli: il Golfo di Aqaba in Mar Rosso.

Come sappiamo da diverse ricerche scientifiche, dai primi anni Duemila in poi i coralli di tutto il mondo sono in forte sofferenza a causa della crisi climatica e il fenomeno dello sbiancamento ne minaccia l’esistenza. La Grande Barriera Corallina australiana ha perso per esempio quasi la metà dei suoi coralli giovani. Tra sbiancamento, perdita di alghe e diminuzione del pH dell’acqua di mare e conseguente acidificazione degli oceani i coralli e i molluschi sono in difficoltà. La maggior parte degli studi e delle previsioni degli scienziati ci dicono oggi che in meno di cinquant’anni moltissimi di questi organismi potrebbero scomparire, con diverse specie già a rischio estinzione.

Le temperature elevate danno speranza ai coralli

Eppure, secondo un nuovo studio condotto dagli scienziati del laboratorio di geochimica biologica dell’Epfl (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne), per alcuni coralli c’è ancora speranza. Quelli che vivono nel Mar Rosso settentrionale sarebbero infatti in grado di resistere allo stress termico. Si parla in particolare di temperature più elevate alle quali i coralli nel Golfo di Aqaba, così come le alghe e batteri simbiotici dai quali dipendono, resistono senza particolari problemi. Una sorta di zona “rifugio” che garantirebbe così, rispetto ad altre aree del mondo come Australia, Maldive o Caraibi, la conservazione dell’eccezionale biodiversità di coralli.

Il Mar Rosso settentrionale favorisce la vita dei coralli

Se altrove le temperature mettono in difficoltà le alghe monocellulari che sono i principali alleati dei coralli, in Mar Rosso settentrionale sembrano invece resistere, stando a una serie di test effettuati. Qui queste alghe che danno per esempio la colorazione ai coralli attraverso nutrienti legati alla fotosintesi, resistono e proliferano senza innescare i fenomeni dello sbiancamento.

“Sapevamo già che i coralli nel Golfo di Aqaba, all’estremità settentrionale del Mar Rosso, erano particolarmente resistenti alle temperature più elevate – spiega Romain Savary dell’Epfl  e autore principale dello studio – ma volevamo studiare l’intero meccanismo molecolare alla base di questa resistenza”. Nello studio pubblicato su Pnas gli scienziati spiegano per esempio che coralli, alghe e batteri in quella zona del mondo possono resistere anche a temperature medie di circa 5°C superiori, gradazioni oltretutto improbabili per un Mar Rosso che, come vedremo poi, registra in certe zone anche temperature più basse rispetto alla media.

I test termici nel Golfo di Aqaba

I coralli del Golfo di Aqaba sono stati così sottoposti a una serie di test termici e rispetto alla temperatura media mensile massima delle acque (di circa 27°C) i campioni sono stati analizzati a temperature di 29,5°C, 32°C e 34,5°C, sia per un breve periodo di tempo che per uno più lungo (oltre una settimana), in modo tale da comprendere composizione del microbioma e resistenza.

“Abbiamo scoperto che questi coralli che attualmente vivono a temperature ben al di sotto del massimo che possono sopportare  sono naturalmente protetti contro gli aumenti di temperatura che probabilmente si verificheranno nei prossimi 100 o addirittura 200 anni” spiega Savary aggiungendo che “le nostre misurazioni hanno mostrato che a temperature fino a 32°C i coralli e i loro organismi simbiotici sono in grado di recuperare molecolarmente e acclimatarsi a stress da calore sia a breve che a lungo termine senza grandi conseguenze”.

Risultati che offrono una speranza concreta per la conservazione dei coralli, evidenziando attraverso l’analisi genetica le loro capacità di resistenza e adattamento a certe temperature.

I coralli potranno ripopolare la Grande Barriera Corallina?

Con queste capacità di adattamento, verrebbe dunque da chiedersi se i coralli del Mar Rosso settentrionale possano potenzialmente ripopolare la Grande Barriera Corallina, grande per superficie quanto l’Italia e con coralli sempre più in difficoltà. Essendo fortemente dipendenti dall’ambiente circostante, spiegano gli scienziati, è altamente improbabile che si possa colonizzare davvero l’area australiana.

Il progetto “Transnational Red Sea Center”

Anche in tal senso, per fissare i limiti di nuove sfide, continua il lavoro di comprensione sulla resistenza dei coralli del Mar Rosso. Nei prossimi mesi proseguirà attraverso il Transnational Red Sea Center con un progetto di quattro anni: verrà mappato l’intero Mar Rosso per individuare i livelli di tolleranza al calore e la diversità di tutti i diversi tipi di coralli presenti.

Un progetto che si estenderà per esempio anche a una parte del Mar Rosso meridionale dove invece sono stati riscontrati fenomeni di sbiancamento. Quell’area potrebbe per esempio tornare a vivere grazie ai “supercoralli naturali” con una straordinaria capacità genetica.

Fonte: Repubblica