#GreenMediaMonday: Patagonia si schiera a favore del ddl Zan

Patagonia a favore del ddl Zan

«Abbiamo dei valori, ci sentiamo di prendere delle posizioni e sostenerle con coraggio perché se sei un marchio autentico, con una storia alle spalle e sei coerente nel tempo, alla fine vieni apprezzato e riconosciuto», racconta Gianluca Pandolfo, Sales Director Emea di Patagonia. Mentre infuria la polemica sul ddl Zan, il brand outdoor californiano si è infatti pronunciato pubblicamente a favore del disegno di legge confermando ancora una volta il suo forte spirito attivista. I marchi con una identificazione forte e chiara stanno diventando sempre più popolari. Infatti Patagonia, come dimostra anche il sondaggio Axios Harris Poll 100 che valuta la reputazione dei marchi più noti in America, si è posizionata al primo posto della classifica seguita tra gli altri da Honda, SpaceX, Pfizer, Tesla e Amazon. La decisione di appoggiare il Ddl Zan è stata la conclusione di un lungo percorso informato e ragionato.

Essere il business per salvare il pianeta

Patagonia, fondata nel 1973 da Yvon Choulnard, ha da sempre una mission aziendale molto chiara: essere nel business per salvare il pianeta. Nel corso degli anni si è impegnata in molteplici cause, soprattutto ambientali. Ha lanciato una serie di campagne e di iniziative per supportare l’attivismo ambientale, spronando i cittadini a scegliere come fornitore di energia elettrica una comunità di energia rinnovabile.  Sostiene la difesa dei paesaggi naturali degli Stati Uniti contro le speculazioni, sensibilizzare sulle opportunità offerte dall’agricoltura organica e rigenerativa, salvaguardare il Vjosa, il più grande fiume incontaminato d’Europa. In più Patagonia si impone una tassa — 1% for the Planet — per sostenere le organizzazioni ambientali no profit che si battono per difendere l’acqua, l’aria e la terra. Ora, dopo che la pandemia ha acceso i riflettori sul tema della sostenibilità, il brand americano ha deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa di più. «Ci siamo resi conto che non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale — ha sottolineato Pandolfo — con la morte di George Floyd in America, abbiamo incominciato dei percorsi di formazione per capire il significato di inclusione, di diversità e come modificare i comportamenti per contrastare il razzismo».

Consumatori più consapevoli 

Ore di lavoro dedicate a formarsi per avere una opinione e sciogliere dei dubbi su tematiche specifiche in modo da prendere posizioni sì, ma consapevoli. La scelta avviene ponendosi tre domande. Il problema è affine ai valori dell’azienda? Schierarci può avere un impatto e portare a un cambiamento sistemico? Le persone che fanno parte di Patagonia sono disposte a mettersi in prima linea? Se la risposta è sì, il brand sposa una causa a prescindere da quanto sia controversa. Patagonia per il 2021 prevede un fatturato di un miliardo di dollari, un business solido che deve essere utilizzato per sensibilizzare i dipendenti e i consumatori su tematiche ambientali e sociali. Pandolfo infatti sostiene che «viviamo un momento storico importante perché c’è una convergenza tra quello che vogliono i cittadini e le decisioni dei governi e della Comunità europea. In questo contesto le aziende rappresentano una cassa di risonanza fondamentale anche per dialogare con i giovani che, rispetto a 5 anni fa, sono molto più informati e consapevoli». Ormai i consumatori non vogliono solo acquistare un prodotto ma conoscere i valori delle aziende prima di scegliere.

Fonte: Corriere della Sera