#GreenMediaMonday: riscaldamento globale, cancellati millenni di storia climatica

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Uno studio su Nature rivela che in pochi decenni il riscaldamento globale ha invertito un ciclo di raffreddamento naturale che durava da 6500 anni. Gli scienziati: “il global warming sta raggiungendo livelli mai visti su questo Pianeta da 120 mila anni”.

Il riscaldamento globale

Che tempo faceva 6500 anni fa? Si stava più freschi di adesso, questo è certo. Non solo, la Terra si raffreddava impercettibilmente col passare del tempo. Un ciclo naturale millenario che si è interrotto bruscamente ed i cui effetti sono stati completamente cancellati nel giro di poche generazioni. Tutto ciò “grazie” all’azione dell’uomo. Le ondate di calore accelerano la fusione del permafrost, il suolo perennemente ghiacciato rilascia in atmosfera il metano accumulato in secoli di decomposizione di materiale organico. Questo gas reca un effetto serra 28 volte più potente di quello della CO2, e una volta in atmosfera circola per l’intero pianeta, contribuendo a sua volta al riscaldamento globale.

È questa l’istantanea del clima degli ultimi 12 millenni, ricostruiti da una meta-analisi appena pubblicata su Nature Scientific Data frutto del lavoro di 93 studiosi provenienti da 23 Paesi diversi.

Il grande raffreddamento

“Prima del riscaldamento globale, c’era il raffreddamento globale“, commenta Darrell Kaufman, lead-author dello studio. Secondo Kaufman – tra i più importanti paleoclimatologi al mondo, professore alla School of Earth and Sustainability dell’Università dell’Arizona.

“Questa analisi offre prove evidenti che un ciclo di raffreddamento del Pianeta (una piccola glaciazione n.d.a.), iniziò circa 6500 anni fa per poi arrestarsi improvvisamente a metà ‘900, quando l’uomo ha cominciato ad emettere gas serra”.

Il risultato di questa brusca inversione lo sentiamo sulla pelle. Il 2020 sta bruciando tutti i record, con i 38 °C di fine giugno toccati per la prima volta all’interno del Circolo Polare Artico nella cittadina siberiana di Verchojansk. È il riscaldamento globale, e fa ancora più paura se rapportato al clima che per millenni ha caratterizzato il Pianeta. A maggio 2020, in alcune zone della Siberia le temperature hanno superato le medie stagionali di 10 °C; la fusione del permafrost dovuta al caldo estremo sarebbe all’origine della catastrofica perdita di diesel vicino a Norilsk (ne abbiamo parlato qui), nell’Artico siberiano, mentre gli incendi che già lo scorso agosto imperversavano nella regione sono tornati, ma cominciando prima del solito e portandosi via migliaia di ettari di foresta.

Ricostruiti dodicimila anni di storia climatica

Il lavoro di Kaufman e colleghi è il prodotto di uno sforzo scientifico considerevole. Per ricomporre la storia climatica dei dodici millenni che costituiscono l’epoca dell’Olocene – quando non esisteva nemmeno lontanamente il concetto di termometro – gli studiosi si sono serviti dei cosiddetti “proxy climatici”. Anelli di crescita degli alberi, pollini fossili, gusci, sedimenti marini e carote di ghiaccio lunghe chilometri sono solo alcuni esempi. La solidità della pubblicazione sta nei più di 1300 proxy raccolti, provenienti da oltre 670 luoghi diversi del globo. Un lavoro enorme e senza eguali.

Osserva Michael Erb, coautore dello studio.

“La velocità con cui il Pianeta si raffreddava era bassissima. Ciò era dovuto ai lenti cicli orbitali della Terra, che riducevano la quantità di raggi solari incidenti sull’Emisfero Boreale. Parliamo di circa 0.1 °C in meno ogni 1000 anni”.

Questi d’altronde sono i ritmi della natura. Poi però l’uomo ha cominciato ad emettere anidride carbonica, metano ed altri gas serra, invertendo la tendenza in meno di 150 anni. Un processo che non ha precedenti nella storia, si legge nello studio.

Avverte Kaufman.

“Non ne siamo ancora sicuri, ma crediamo che per ritrovare valori di temperatura media comparabili a quelli odierni, si debba risalire a 125 mila anni fa, prima dell’ultima glaciazione”.

Per dare un’idea, il livello del mare era 6 metri più elevato rispetto ad ora e le aree costiere su cui oggi sorgono megalopoli come New York, Boston, Osaka e Mumbai erano completamente sott’acqua.

Studiare la storia del clima, per capire cosa ci aspetta

Sottolinea Cody Rouston climatologo dell’Università dell’Arizona, tra gli autori dell’analisi.

“Analizzare le fluttuazioni naturali di temperatura nello spazio e nel tempo ci aiuta a capire e quantificare le cause di questi cambiamenti”.

E se prima dell’avvento dell’uomo il clima era influenzato solo da cicli naturali, adesso nota Rouston.

“Gli attori protagonisti siamo senza dubbio noi, con i 35 miliardi di tonnellate di CO2 che emettiamo ogni anno in atmosfera”.

L’essere umano è l’attore protagonista di quest’epoca questo è certo. Gli anni a venire stabiliranno in base alle sue prossime azioni (o inazioni), se sarà il Buono, il Brutto o il Cattivo.

 

Fonte: repubblica.it , focus.it

 

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