#GreenMediaMonday: Summit per il clima, USA e Cina molto ambiziose

Il summit per il clima

Gli Stati Uniti si sono impegnati a tagliare le emissioni del 50 -52 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro questa decade. Ed è con questo annuncio che Biden ha  accolto i numerosi capi di stato invitati al summit organizzato per festeggiare il giorno della Terra. La prima di queste giornate, il 22 aprile del 1970, era stata celebrata da Richard Nixon piantando un albero nel prato della Casa Bianca. Cinquant’anni dopo, durante i quali il mondo è andato a rotoli, è stato necessario organizzare qualcosa di più incisivo. Nonostante una breve pausa dovuta ai lockdown, le emissioni sono aggressivamente risalite nel 2021.

Gli invitati, presenti solo on-line, erano oltre 40 e tra loro c’erano anche Angela Merkel, Boris Johnson, Vladimir Putin, Narendra Modi, il primo ministro indiano, Scott Morrison, primo ministro dell’Australia e il presidente cinese Xi Jinping.

I loro discorsi sono nella diretta pubblicata su Youtube. Un accordo su questo tema che comprenda la Cina sarebbe un punto di svolta, perché potrebbe uscirne un impegno da parte delle nazioni che finora hanno più contribuito al cambiamento climatico.

USA: obiettivi ambiziosi

L’obiettivo è ambizioso: da parte degli Usa è un modo per dimostrare una decisa rottura rispetto alla precedente politica negazionista di Trump e per comunicare il ritorno a un tema che era stato abbandonato. Dal punto di vista internazionale, Biden, che ha posto l’attenzione sul clima fin dal suo insediamento, spera di incoraggiare altri paesi a fare altrettanto per arrivare a fare in modo che il summit Cop 26 di Glasgow, che si terrà in novembre non sia un fallimento ma un punto di svolta.

Il vertice è stato organizzato in cinque sessioni. La prima, di carattere generale era relativa alla necessità di confermare alla Cop 26 i limiti di Parigi. La seconda, era dedicata agli sforzi finanziari necessari per aiutare i Paesi in difficoltà e all’opportunità di spostare i fondi provati esistenti per finanziare la transizione. La terza, divisa in due round, nel primo ha affrontato il problema dell’adattamento ai cambiamenti climatici già in atto, nel secondo i problemi di sicurezza energetica, economica, sociale. La quarta analizzava il ruolo critico della tecnologia e dell’investimento privato. La quinta riguardava i benefici economici dell’azione contro il cambiamento climatico e la creazione di nuovi posti di lavoro.

L’incontro è stato aperto e chiuso da video di splendide immagini dedicati alla necessità di combattere la crisi climatica e di agire subito.

Cina: zero emissioni nel 2060

Tra gli interventi, XI Jinping ha fatto un discorso molto in sintonia con lo stile delle introduzioni, sottolineato l’importanza dell’armonia tra uomo e natura e la necessità di proteggere il Pianeta, come proteggeremmo i nostri occhi. A differenza dagli Usa si impegna ad arrivare alle emissioni zero solo nel 2060. Ma se l’impegno dei due peggiori inquinatori venisse seguito anche da India e Russia, sarebbe un punto di svolta.

L’intervento degli altri Paesi

Putin ha però puntato l’accento più sui progetti di sequestrazione del carbonio. Macron ha sostenuto che il 2030 dovrebbe diventare il nuovo 2050. Sebastián Piñera, presidente del Cile, ha sottolineato che grazie al sole nel deserto di Atacama e ai venti che soffiano in Patagonia, è in grado di offrire a tutto il mondo una produzione di idrogeno verde. Draghi, che non ha potuto illustrare nessun impegno, ha sostenuto che il Covid sia un’occasione per creare una economia verde, probabilmente riferendosi al Recovery plan, nel quale però finora non sono contenuti decisi cambi di rotta, ma piuttosto finanziamenti a grandi opere.

Interessanti sono stati l’intervento di Lotay Tshering, primo ministro del Bhutan, uno stato che ha sostituito il valore del Prodotto interno lordo con quello della Felicità interna lorda. Inutile dire che sono anche a zero emissioni.  E quello di Iván Duque Márquez, presidente della Colombia, che vantando appena lo 0.37 delle emissioni globali ha suggerito ai leader di seguire il loro esempio.

In quello che è sembrato un clima di grande collaborazione, la partnership tra privato e pubblico è stata più volte richiamata. Non si risolve il problema solo con iniziative governative.

Tra i potenti è apparsa anche Xiye Bastida, attivista di Fridays for future di origini messicane, che non ha avuto peli sulla lingua: non possiamo continuare a fare solo summit e discussioni, ha detto, dobbiamo arrivare allo zero entro il 2030, non il 2050 e usare questa possibilità per cambiare il mondo, non solo ridurre le emissioni. Nel frattempo Greta Thumberg interveniva alla Camera statunitense con parole ancora più decise. Ha dichiarato che non stiamo trattando questa crisi come una crisi e che non ci sono numeri magici che riguardano la riduzione delle emissioni. Le dichiarazioni sono ancora troppo vaghe e lontane da obbiettivi reali.
Non ha tutti i torti. Molti temono infatti che le promesse di Biden possano non essere realizzate. I democratici hanno infatti la maggioranza della Camera ma non del Senato. E tra quattro anni, alle prossime elezioni, tutto potrebbe succedere.

I risultati raggiunti

Qualche risultato però è già arrivato, e supera di molto gli sforzi americani. L’Inghilterra settimana scorsa ha promesso di tagliare le emissioni del 78 per cento rispetto al 1990 entro il 2035, il parlamento europeo ha confermato che l’Europa diventerà climaticamente neutra entro il 2050, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di almeno il 55 per cento, rispetto al 1990, entro il 2030.
Passare alla realtà potrebbe però rivelarsi complicato. Sono da prevedere grandi cambiamenti per lo stile di vita. Il carbone deve scomparire del tutto, mentre tutti i mezzi di trasporto devono diventare elettrici.

Molti Paesi del sud del mondo hanno accolto l’iniziativa con perplessità. Si chiedono infatti se ci sarà lo stesso impegno per aiutare chi sta maggiormente soffrendo gli effetti del riscaldamento globale. Non a caso Tuntiak Katan, il coordinatore dell’Alleanza globale delle comunità territoriali, ha ribadito la necessità del riconoscimento dei diritti di proprietà delle terre delle culture indigene.
Il segretario delle Nazioni Unite Antonio Gutierres ha colto l’occasione per ribadire che il pianeta è in allarme rosso, siamo sull’orlo di un abisso, e ha ringraziato Biden per aver messo l’accento sul tema.

La proposta del Summit

La proposta che esce dal Summit è soprattutto quella di rilanciare l’economia, affidando le speranze alla tecnologia, l’unica capace di creare un mercato in grado di trainare la nuova visone con un solido supporto finanziario. Nel 2020 gli investimenti nelle tecnologie pulite hanno già raggiunto il valore di 500 miliardi di dollari. Il 45 per cento degli obbiettivi arriverà da nuove tecnologie che sono ancora in sviluppo ha detto la Segretaria del Commercio  Gina  Raimondo introducendo Ana Borg amministratrice delegata di Vattenfalls l’azienda che in Svezia produce  energia e ha  costruito la prima acciaieria che non usa combustibili fossili, nella città di Luleå. Il costo dell’inazione, ha dichiarato Biden, sta mostrando i suoi effetti. Non dobbiamo più aspettare e il prossimo decennio sarà decisivo. Più volte è stata posta attenzione sul lavoro: la transizione, secondo il Presidente americano, è soprattutto una opportunità per creare nuovi posti. E nel messaggio finale ha anche avuto una visione di una nuova pace nel mondo: quella che porta tutti i Paesi a lavorare per lo stesso obbiettivo, un obbiettivo che serve a tutti.

Fonte: Business Insider Italia