#GreenMediaMonday: l’inquinamento acustico delle attività umane danneggia gli animali marini

I rumori prodotti dalle attività umane hanno effetti negativi sugli animali marini.

Le attività umane sono responsabili di varie forme di inquinamento acustico anche negli oceani, diventate sempre più rumorose, a scapito di molte specie animali, dai grandi cetacei alle meduse. Da numerose ricerche è emerso che in particolare i mammiferi marini, come le balene e i delfini, ma anche le foche sono danneggiate dai rumori prodotti dalle attività umane. Ciò che viene danneggiato è il paesaggio sonoro dei mari e degli oceani. Questo è importante per molti animali marini per comunicare tra loro, orientarsi e sfuggire ai pericoli.

Anche i pesci comunicano tra loro

È risaputo che i delfini e le balene comunicano con i loro simili a grandi distanze. Ma anche per certi piccoli pesci i suoni sono importanti. Ad esempio, i giovani pesci pagliaccio trovano le barriere coralline dove trascorreranno la propria vita adulta grazie ai tanti suoni prodotti dalle numerose creature che ci vivono.

Moltissimi biologi si sono specializzati nell’ascolto delle specie marine, grazie alla diffusione degli idrofoni, microfoni adatti a raccogliere i suoni sott’acqua. Hanno studiato che impatto hanno sulla vita delle specie marine i rumori di origine umana, quelli causati dalle navi, da certe modalità di pesca, dalle piattaforme petrolifere e dalle esercitazioni militari.

Il paesaggio sonoro dell’oceano dell’Antropocene

Le conseguenze di queste forme di inquinamento acustico sono state riassunte e spiegate in un articolo pubblicato sull’autorevole rivista Science: s’intitola “The soundscape of the Anthropocene ocean”, cioè “Il paesaggio sonoro dell’oceano dell’Antropocene”. Antropocene è il nome utilizzato da molti studiosi per descrivere l’era geologica attuale. Questa è cominciata quando le attività umane hanno iniziato a modificare l’ambiente terrestre con il riscaldamento globale. Hanno collaborato all’articolo 25 autori di tutto il mondo.

Secondo gli autori dell’articolo, però, non bisogna allarmarsi troppo. Quello acustico è un tipo di inquinamento più facile da ridurre rispetto, ad esempio, alle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Steve Simpson, biologo marino dell’Università di Exeter e uno degli autori dell’articolo, ha detto al New York Times: «Il rumore è più o meno il problema più facile da risolvere negli oceani. Sappiamo esattamente cosa lo causa, sappiamo dov’è e sappiamo come fermarlo».

Fonte: il Post

 

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