#GreenMediaMonday: L’occhio digitale dei satelliti per vigilare sulle emissioni inquinanti

Il “gemello digitale” della Terra prende forma piano piano, con tasselli che diventeranno sempre più nitidi a varie lunghezze d’onda, per osservare e analizzare il terreno, l’atmosfera, gli oceani e i mari. Ma la svolta vera arriverà quando saremo in grado di analizzare in profondità le centinaia di terabyte di dati prodotti ogni giorno, per osservare quanto veramente stiamo inquinando. Dunque per certificare il rispetto degli accordi climatici (su tutti Cop 21 e Cop 26) e per mettere a frutto tutte queste informazioni in servizi che generano ricavi, valore aggiunto.

Il New space economy Expoforum, giunto alla terza edizione, organizzato dalla fondazione Edoardo Amaldi e da Fiera Roma con il patrocinio dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), preparato dal Comitato scientifico internazionale coordinato da Roberto Battiston, è un appuntamento per ragionare sulle prospettive e le opportunità economiche legate all’industria spaziale e al suo indotto, con decine di ospiti internazionali che si sono incontrati (online) dal 9 all’11 dicembre. Tra gli interventi più importanti quello di Simonetta Cheli, prossimo direttore dell’Esrin di Frascati, il centro per l’Osservazione della Terra dell’Esa.

La CO2 vista dall’alto

“Già con gli accordi di Parigi del 2015 si era stabilito il global stocktake – ha spiegato Cheli – un monitoraggio periodico per verificare l’effettiva applicazione degli accordi, che avviene anche attraverso i sistemi satellitari. Dopo Cop21, l’Esa ha definito missioni dedicate a questo obiettivo come CO2M che decollerà a inizio 2026. Con uno spettrometro a onde infrarosse corte e molto corte, misurerà le emissioni di CO2 prodotte dall’attività umana a livello regionale e nazionale”.

Uno studio pubblicato di recente sulla rivista Environmental research letters, teorizza un modello con il quale calcolare le emissioni per singolo Paese proprio grazie ai satelliti della costellazione  Copernicus, che monitorano dall’orbita lo stato e l’evoluzione del nostro Pianeta. Osservazioni indipendenti dalle dichiarazioni di ogni singolo governo per le quali è difficile verificare la veridicità.

“Durante la Cop 26 c’è stata grande discussione su questo punto – ricorda Andrea Taramelli dell’Ispra, delegato nazionale presso il Copernicus user forum europeo – Già oggi abbiamo strumenti che ci forniscono informazioni giornaliere sui livelli di gas serra, come Sentinel-5P in orbita dal 2017. Abbiamo accordi con i partner, Nasa e Jaxa, per scambiarci i dati, ma la missione CO2M avrà una maggiore capacità di analisi. E tutto il pacchetto delle missioni Copernicus Sentinel Expansion, misurerà molti altri parametri, dal riscaldamento della superficie terrestre al volume del ghiaccio”.

Necessario incrociare i flussi di dati tra pubblico e privato

“Queste misure devono essere integrate con i dati delle centraline a terra per permettere di spazializzare il dato da satellite – osserva ancora Taramelli, che è anche professore di Geomorfologia alla Scuola universitaria superiore di Pavia – la costellazione Copernicus ha puntato su un’alta risoluzione temporale, piuttosto che un’altissima risoluzione spaziale, per avere più misure nel tempo”.

Si arriva così alla nuova frontiera della New space economy: incrociare i flussi di dati da più fonti, analizzarli, collaborare con il privato. Un esempio di questo arriva, di nuovo, dall’Esa: “Pochi giorni prima cella Cop26 in Italia si è tenuto il primo G20 dedicato allo spazio – aggiunge Simonetta Cheli – si è discusso di cambiamenti climatici e si approvato Imeo, l’osservatorio per il monitoraggio del metano. Ogni giorno l’Esa riceve dati da Sentinel-5P su scala globale, che vengono abbinati a quelli di GhgSat, una società privata di servizi, per individuare in dettaglio dove ci sono perdite”.

Massimizzare il ritorno economico dei dati

Il Copernicus user forum è nato nel 2014 proprio per “massimizzare i ritorni sul nostro Paese in termini industriali e di servizi applicativi del Programma europeo Copernicus. Un esempio concreto è il servizio sviluppato dall’Ispra con l’Asi, prendiamo i dati della qualità dell’aria da Copernicus e da Sentinel-5P, poi ci aggiungiamo un modello a più alta risoluzione usando per esempio le centraline – spiega Taramelli – e ogni mattina diamo a tutti i sindaci italiani la qualità dell’aria delle loro città”.

Taramelli, con il Copernicus user forum, sta lavorando con il Ministero per l’Innovazione Tecnologica presieduto da Vittorio Colao, nell’analisi di sostenibilità di mercato dell’investimento stanziato dal Governo nel PNRR per l’osservazione della Terra: un miliardo e 400 milioni su cui il Comint (Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale) ha votato perché siano gestiti dall’Esa.

New space economy in forte espansione

I dati Copernicus sono liberi e utilizzabili, anche per fare business, il mercato della new space economy supera ormai i 400 miliardi di dollari. E accanto a colossi come e-Geos, che operano da anni nel settore dei servizi con dati satellitari, continuano a nascere idee per sfruttare questa ricchezza di informazioni che piove dal cielo: “Piccole startup che prendono questa mole di dati possono aggredire un mercato che ancora non è stato intercettato di servizi per l’agricoltura di precisione e per la siccità, per esempio – continua Taramelli – che possono vendere un servizio con un’app a un euro a un milione di contadini, invece che a un milione di euro a un unico committente.

Elaborazione dei Big Data

Qui si inserisce il tema di come fare a elaborare i Big data. Solo Copernicus ne produce qualcosa come 250 Terabyte al giorno: “Per fare analisi serve una infrastruttura di calcolo non indifferente, l’Europa e l’Italia si sono dotate del Copernicus market place, e in italia con Mirror Copernicus avremo una macchina alla quale le startup e le aziende potranno accedere per avere tutti i dati Copernicus, una macchina che vogliamo potenziare con il Pnrr” evidenzia il professore.

Monitoraggio per la previsione di smottamenti, frane e terremoti

“Il fatto che esistano molti sistemi messi a disposizione dalle agenzie è un fattore molto importante perché abilita allo sviluppo di nuovi algoritmi e prodotti da parte di aziende private” – sostiene Maria Fabrizia Buongiorno, presidente di e-Geos e direttrice della ricerca tecnologica all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. E-Geos sviluppa prodotti per la gestione dei fenomeni legati anche al climate change per istituzioni e aziende. È a capo del progetto finanziato dall’Agenzia europea per l’ambiente per il ground motion service, un servizio a scala continentale che fornirà mappe di deformazione del suolo usando i dati radar di Sentinel-1. Per conoscere gli effetti di eventi naturali come terremoti, frane e smottamenti, innescati da attività dell’uomo come l’estrazione mineraria. E sarà in grado di rilevare anche i movimenti critici, cedimenti di infrastrutture come autostrade, viadotti, ponti ed edifici.

Fonte: La Repubblica